SONO DUE I MOMENTI DELLA VITA IN CUI SI INVECCHIA, E ADESSO SAPPIAMO QUALI SONO

Per decenni abbiamo immaginato l’invecchiamento come un processo lento e costante, una discesa graduale che accompagna ogni compleanno. La realtà, però, sembra raccontare una storia diversa. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Aging ha dimostrato che il nostro organismo non invecchia in modo lineare, ma attraversa due fasi di cambiamento particolarmente brusche: una intorno ai 44 anni e una intorno ai 60 anni.

La ricerca, condotta dai ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Stanford negli Stati Uniti, ha coinvolto 108 persone di età compresa tra 25 e 75 anni, monitorate per un periodo mediano di 1 anno e 8 mesi, con alcuni partecipanti seguiti fino a quasi 7 anni. Ciò che rende questo studio particolarmente rilevante è la metodologia innovativa utilizzata: non solo campioni di sangue, ma anche campioni di feci, tamponi cutanei, orali e nasali raccolti a intervalli regolari.

Grazie a questo approccio multi-omico, i ricercatori hanno analizzato oltre 135.000 caratteristiche biologiche, tra cui trascritti di RNA, proteine, metaboliti, lipidi, citochine e profili del microbiota di diverse parti del corpo. I dati raccolti da più di 5.400 campioni biologici hanno rivelato un pattern sorprendente: circa l’80% delle molecole considerate mostra cambiamenti con l’età, ma solo il 6-7% lo fa in modo lineare.

La grande maggioranza delle molecole segue pattern non lineari, con fasi di relativa stabilità interrotte da fasi di brusca accelerazione. Applicando algoritmi sofisticati che analizzano l’età in finestre di 20 anni, gli autori hanno identificato due creste principali di cambiamento molecolare, corrispondenti proprio ai 44 e ai 60 anni.

Michael Snyder, autore senior dello studio, ha spiegato in un’intervista: “Non cambiamo gradualmente nel tempo. Ci sono trasformazioni davvero drammatiche. I 44 anni segnano un punto di svolta importante, così come i 60 anni, e questo è vero indipendentemente dal tipo di molecola che analizziamo.”

Intorno ai 44 anni, l’organismo subisce un’importante trasformazione a livello molecolare che interessa diversi aspetti del funzionamento corporeo. Il metabolismo dei lipidi si altera in modo significativo, spiegando potenzialmente l’incremento del rischio cardiovascolare in questa fascia d’età. La capacità di metabolizzare l’alcol diminuisce notevolmente, chiarendo perché molte persone notano una diversa tolleranza alle bevande alcoliche rispetto a qualche anno prima.

Si osservano inoltre alterazioni della matrice extracellulare che coinvolgono pelle, tessuti e muscoli, con modifiche nei processi che regolano la forza muscolare. Anche la capacità di metabolizzare la caffeina cambia, risultando in alcuni casi meno tollerata. I ricercatori ipotizzano che alcune di queste alterazioni possano essere influenzate da fattori legati allo stile di vita tipico di questa fascia d’età, caratterizzato da elevato stress e impegni lavorativi e familiari più intensi.

Il secondo grande cambiamento a livello biomolecolare avviene intorno ai 60 anni e porta nuovi e profondi cambiamenti. Compare una disregolazione del sistema immunitario, nota come immunosenescenza, che può spiegare la maggiore predisposizione alle infezioni e alle malattie autoimmuni in età avanzata.

I marcatori collegati al metabolismo del glucosio mostrano alterazioni significative, che potrebbero contribuire a una maggiore difficoltà nel mantenere il peso corporeo e a un aumento del rischio di insulinoresistenza o diabete. Si osserva inoltre un declino della funzione renale e variazioni nei parametri del sangue legati al trasporto dell’ossigeno.

Molti sistemi dell’organismo, tra cui quello cardiovascolare, renale, ematologico e immunitario, mostrano una rapida accelerazione dell’invecchiamento in questa fase. Le alterazioni nelle molecole associate alle malattie cardiovascolari indicano un’accelerazione dei fattori di rischio per infarti e ictus.

Anche chi conduce una vita sana, mangia bene, fa sport ed esegue dei controlli medici regolari, intorno ai 45 anni si accorge che il proprio corpo sta cambiando: il colesterolo aumenta, l’alcol non si regge più come una volta, si ingrassa più facilmente. Questi fenomeni non sono casuali, ma riflettono perfettamente quanto scoperto dagli studiosi di Stanford.

Studi condotti su migliaia di persone mostrano che, tra i 45 e i 60 anni, mantenere un peso nella norma, svolgere attività fisica regolare, non fumare e seguire una dieta di qualità aumenta significativamente la probabilità di invecchiare senza malattie croniche e con buona funzionalità. Questi dati sottolineano come il periodo tra i 40 e i 60 anni sia decisivo per determinare la qualità dell’invecchiamento futuro.

L’identificazione di questi due periodi critici apre nuove prospettive per la medicina preventiva. Sapendo che il nostro corpo subisce trasformazioni significative in questi momenti specifici, è possibile intervenire in modo mirato e promuovere strategie di prevenzione personalizzate. Diventa evidente come l’età anagrafica sia un indicatore impreciso dello stato di salute reale: due persone della stessa età potrebbero trovarsi in fasi biologiche completamente diverse.

Sul piano pratico, gli esperti raccomandano di monitorare con il medico i principali fattori di rischio, come pressione arteriosa, colesterolo, glicemia e funzione renale, soprattutto in prossimità di queste due soglie d’età. È importante curare alimentazione e porzioni, moderare il consumo di alcol, ridurre zuccheri e grassi saturi nella dieta.

Svolgere attività di resistenza muscolare e movimento aerobico, riducendo la sedentarietà, rappresenta un elemento chiave per contrastare i cambiamenti fisiologici. Non va trascurata la protezione della salute mentale e cognitiva attraverso relazioni sociali, stimoli intellettuali e cura del benessere emotivo.

Lo studio presenta alcuni limiti che meritano di essere considerati. Il campione è relativamente piccolo, con 108 persone tutte residenti in California, e il periodo di follow-up è breve per studiare un fenomeno complesso come l’invecchiamento reale. Mancano inoltre dati completi su dieta, attività fisica e abitudini di vita dei partecipanti, fattori che potrebbero influenzare significativamente i risultati.

I ricercatori sottolineano che questo è solo un punto di partenza e che sono necessari ulteriori studi su campioni più ampi e diversificati per confermare universalmente i due scatti osservati e comprendere appieno i meccanismi che guidano questi cambiamenti. Restano aperti numerosi interrogativi: ci sono differenze significative tra uomini e donne nelle tempistiche o nell’intensità di queste fasi? In che misura l’ambiente e lo stile di vita possono influenzare, accelerare o rallentare questi cambiamenti?

Questa scoperta ci invita a ripensare il nostro rapporto personale con l’invecchiamento. Anziché temere un declino graduale e inesorabile, possiamo prepararci meglio per affrontare specifici periodi di transizione, armati di conoscenze scientifiche e strumenti mirati. Non conta solo quanto viviamo, ma come attraversiamo queste fasi critiche che determinano la qualità della nostra vita futura.

L'articolo Sono due i momenti della vita in cui si invecchia, e adesso sappiamo quali sono proviene da CultWeb.it.

2025-12-11T12:25:21Z