Una ricerca pubblicata su Current Biology mostra come le preferenze estetiche possano influenzare ricerca e politiche di tutela
La bellezza ha un peso sulla conservazione e lo studio della biodiversità? Secondo una ricerca internazionale pubblicata su Current Biology, nel caso delle farfalle europee la risposta è sì.
Lo studio, coordinato da Leonardo Dapporto del Dipartimento di Biologia e Mariagrazia Portera del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, individua una correlazione tra il nostro giudizio estetico e l’attenzione che le specie hanno ricevuto nel corso del tempo.
La ricerca, intitolata Beauty Bias in Butterfly Conservation and Research, è stata possibile grazie alla collaborazione tra ambiti differenti: “molto spesso l’interdisciplinarità nei progetti di ricerca è più una dichiarazione d’intenti che una pratica effettiva – dichiara a GreenPlanner, Mariagrazia Portera – Si mettono insieme due gruppi di ricerca e ognuno porta avanti la propria parte con ridotti scambi di competenze e conoscenze.
Tuttavia la crisi ecologica, in quanto problema complesso, che deve mediare tra gli interessi e le ambizioni umane e i fragili equilibri ecologici non sopporta soluzioni semplici dunque richiede necessariamente approcci inter e transdisciplinari“.
In concreto, spiega Portera, “Leonardo e io ci siamo dovuti inventare un metodo che non esisteva: io da filosofa ho imparato ad andare sul campo e compreso la necessità di rendere numerici alcuni concetti e teorie, Leonardo ha preso familiarità con lessici e argomentazioni filosofici“.
Non solo: Portera e Dapporto hanno avuto in questi anni anche dottorandi e assegnisti condivisi.
“I nostri dipartimenti si sono ritrovati, per esempio, ad avere a Filosofia un assegnista che era genetista molecolare e a Biologia un borsista filosofo. È molto faticoso ma anche molto entusiasmante, ed è il modo in cui si deve fare ricerca su questi temi di frontiera, oggi“.
Nello specifico, lo studio pubblicato su Current Biology è stato costruito scegliendo come focus quasi 500 specie di farfalle europee. Ricordiamo che – come abbiamo raccontato su GreenPlanner – in Europa la biomassa totale degli insetti volanti è in rapido declino.
Gli impollinatori e le farfalle non fanno eccezione, rendendo sempre più urgenti progetti di tutela e campagne di sensibilizzazione.
Oltre 21.000 persone provenienti da più di 100 Paesi sono state quindi chiamate a valutare la bellezza delle specie oggetto della ricerca, a partire da circa 4.500 immagini.
I giudizi estetici sono stati poi confrontati con una serie di indicatori: il numero di pubblicazioni scientifiche dedicate alle singole specie, la loro presenza sulle piattaforme di citizen science e fotografia naturalistica come iNaturalist e Flickr, l’inclusione negli strumenti normativi europei e il livello di rischio di estinzione secondo la Iucn.
Dall’analisi emerge che le specie considerate più belle sono state, nel tempo, oggetto di una maggiore attenzione scientifica e pubblica e hanno avuto una presenza più significativa nei principali strumenti europei di tutela, tra cui la Convenzione di Berna del 1979 e la Direttiva Habitat del 1992.
Gli autori definiscono questo fenomeno beauty bias, ovvero un pregiudizio estetico capace di orientare, anche indirettamente, le priorità della conservazione.
Questo meccanismo tende a rafforzarsi nel tempo nel tempo. Le specie più graziose sarebbero state protette precocemente, ottenendo così maggiore visibilità, ulteriori studi e risorse per interventi di conservazione.
Il fenomeno assume particolare rilevanza se confrontato con l’effettivo stato di conservazione. Le Liste Rosse europee della Iucn mostrano infatti che le specie più minacciate non coincidono necessariamente con quelle considerate belle.
Ne deriva una possibile distanza tra le priorità di tutela costruite storicamente e l’urgenza ecologica attuale, con decisioni assunte in passato che possono continuare a influenzare la distribuzione delle risorse.
“Il punto fondamentale dello studio non è che la bellezza della natura, soprattutto della natura a rischio, debba essere ignorata: non c’è niente di male nel trovare bella una specie anziché un’altra oppure nel provare piacere estetico per la natura“, prosegue Mariagrazia Portera.
Gli autori invitano invece a ricordare che “grandi personaggi della scienza come Charles Darwin, Barbara McClintock, Rachel Carson, per fare qualche esempio, non avevano alcuna difficoltà a rivelare di essere guidati dalla bellezza e dall’estetico nelle loro indagini scientifiche: ma per loro l’estetico non si riduceva solo a preferenze per tratti visivi discreti, bensì all’esperienza sensibile e meravigliosa della relazione viva di tutto con tutto, dei processi e delle relazioni ecologiche“.
Si apre così una sfida anche per chi comunica la natura: da una parte, è necessario riconoscere la presenza di bias significativi, dall’altra si possono sperimentare nuove strade per trasmettere al pubblico la bellezza di ciò a prima vista può aprire meno aggraziato o appariscente.
L'articolo Tutela della natura, cosa sono i “beauty bias”? una ricerca indaga il ruolo della bellezza nella conservazione delle farfalle è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.
2026-09-01T11:38:29Z